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Esistono in linea di massima tre categorie di giochi tridimensionali: quelli fantasy, quelli di fantascienza, e quelli storici. Ma prima di inoltrarci nella galassia dei 3D, dobbiamo sapere che i giochi tridimensionali hanno alcuni componenti fondamentali. Vediamoli prima di passare ad esaminare qualche sistema di gioco reperibile al mondo, di quelli che ho provato e che possiedo a casa. Non mi permetterei mai di giudicare cose che non ho. Questo lo lascio fare ad altri. Superficie di gioco. La superficie su cui giocare deve essere abbastanza grande per contenere la situazione che andiamo a rappresentare. Se vogliamo giocare una sana partita di Blood Bowl, per esempio, basta un tavolo normale: deve solo ospitare un campo di gioco e due squadre di 11 giocatori. Ma se dobbiamo simulare la battaglia di Waterloo, anche in scala 15mm, il campo di gioco sarà obbligatoriamente molto grande. E cosa dire di uno scontro epico tra una massiccia flotta imperiale e le astronavi dei pirati? Naturalmente è possibile giocare sul pavimento. Ma cosa accade quando il fratellino piccolo viene a vedere ed accidentalmente schiaccia il terribile Incrociatore da Battaglia Kluziano che avete assemblato e dipinto in soli 30 giorni dopo averlo pagato un accidente comprandolo direttamente in Australia? Cosa pensate mentre la zia in visita a casa per raggiungere il salotto distrugge un tratto di foresta da voi amorevolmente costruito in tre giorni di lavoro? Senza dubbio la scelta della superficie di gioco è un problema arduo che causa in molti l'abbandono del gioco stesso nella speranza che si possa poi giocare al club o a casa di qualcuno. Altri risolvono il problema facendosi costruire dei tavoli pieghevoli che possono essere poggiati su un tavolo già esistente e possono poi esser messi via quando la partita è finita. Altri ancora vanno a vivere da soli. La superficie di gioco deve poi essere corredata da simpatici accessori come: alberi, fiumi, strade, casolari, castelli, colline, monoliti, cimiteri, e chi più ne ha più ne metta. In alternativa si possono usare libri, bicchieri e posate per "simulare" gli ostacoli naturali (la famosa "Battaglia delle Forchette Caudine"), ma certo la resa scenografica ne risentirebbe. Dadi. I dadi usati sono di solito normalissimi dadi a 6 facce, che ormai tutti i giocatori chiamano d6. Ne occorrono carrettate, vagoni, interi continenti, si lanciano sul tavolo di gioco ed abbattono alberi, fiumi e miniature schierate, permettendo a chi di voi era in significativo svantaggio di poter finalmente litigare sul piazzamento dei feroci cacciatori goblin che nel frattempo vi stavano disintegrando grazie ad una astuta manovra l'intera cavalleria pesante degli elfi. In alcuni giochi si usano dadi diversi, poligonali, portati in auge dai giochi di ruolo, ma che tutti gli appassionati di wargames degli anni '70 già conoscevano e mostravano con orgoglio agli amici. Miniature. Ed eccoci, siore e siori, al componente essenziale dei giochi di miniature: le miniature stesse! Questi simpatici pezzetti di piombo (oggi le fanno in peltro perchè il piombo è inquinante), o tutt'al più di plastica (la chiamano resina, e non hanno torto), scolpiti ad arte nelle fattezze di nefandi mostri o eroici avventurieri, di possenti tank alleati o crudeli navi da battaglia aliene, sono il punto di forza di un gioco 3d. In effetti, alcuni comprano le miniature solo per tenerle come soprammobili. Altri le usano nei gdr. Altri ci giocano ai 3d. Io credo che lo sfizio dei 3d stia anche nel collezionare e sopratutto dipingere gli eserciti. Dipingere una miniatura non è una cosa semplicissima, indipendentemente da cosa ne dicano alcune persone che si credono capaci di fare tutto nella vita e farlo bene. Ognuno ha il suo metodo, ed io non vi sto a spiegare il mio. Però posso dirvi che dipingere è rilassante e soddisfacente, perchè nelle vostre mani un pezzo di grigia plastica prende colore e quindi vita e se la vostra abilità è notevole (e lo diventa con la pratica) il risultato finale è davvero bello.
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